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Il contagio da Covid-19 è infortunio sul lavoro: il caso delle badanti e come comportarsi

Sicuramente la domanda più cliccata a riguardo delle badanti è: se una badante convivente, una badante ad ore, una colf o una babysitter si ammala o contrae il virus, come dobbiamo comportarci?

Bene, questa domanda non ha avuto una risposta molto facile e ci è giunta una risposta solo agli inizi della scorsa estate; ma questa risposta non ha avuto l’importanza che merita.

Si è molto discusso sul ruolo della badante all’interno del nucleo familiare e sul pericolo che la badante potesse diffondere il virus o peggio – per usare un’espressione molto in voga – “portare il virus in casa”; eppure nessuno si è chiesto cosa succederebbe se fosse la badante convivente a Bergamo la vittima; cioè se entrando in casa fosse la badante a contrarre il virus.

Tra le novità avvenute in ambito lavorativo, una tra le più significative per la tutela del lavoratore è che il contagio da Coronavirus contratto sul posto di lavoro è considerato infortunio, e quindi tutelato e indennizzato dall’Inail.

Almeno potenzialmente infatti tutti i lavoratori possono essere stati esposti al virus, sia durante lo svolgimento delle mansioni lavorative, che nel tragitto di andata e ritorno dal luogo di lavoro, si pensi all’utilizzo dei mezzi pubblici. Anche chi si occupa di mediazione familiare, supporto genitori e minori, servizi educativi, servizio babysitting, servizi infermieristici, servizi di consulenza educativa. Ovviamente alcune categorie hanno scontato una maggiore probabilità di esposizione al contagio, come gli operatori sanitari o i lavoratori al pubblico – ad esempio l’attività di banconista, cassieri,cc. Però nessun lavoratore può essere escluso a priori, in quanto è facile entrare in contatto contatti con un collega che, in precedenza, può aver contratto il virus.

La tutela Inail, oltre a prevedere un’indennità relativa al periodo in cui il lavoratore è in grado di attendere al proprio lavoro, nei casi più gravi, in presenza di postumi permanenti, riconosce un indennizzo legato al danno riscontrato.  I medici non sono ancora concordi sulla loro valutazione, ma ciò che non va sottovalutato è l’importanza del riconoscimento del caso da parte dell’Inail: infatti in questo caso è possibile richiedere l’attestazione di eventuali aggravamenti entro il termine di 10 anni dal suo riconoscimento.

Mentre l’infortunio lavorativo è un evento perlopiù traumatico che si manifesta in un momento ben preciso, in maniera rapida e genera una lesione all’organismo del lavoratore, in caso di malattia professionale siamo di fronte ad una patologia che si sviluppa nel tempo a seguito dell’esposizione continua a lavorazioni nocive, ad esempio attività ripetitive, movimentazione manuale di carichi, esposizione a rumore oppure a sostanze pericolose, ecc.

In entrambi i casi si ha diritto ad un indennizzo legato alla quantificazione del danno riscontrato, che avendo natura risarcitoria è completamente esente da tassazione fiscale.

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